Google e il ragionamento per comparazione. Il potere della condivisione.

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Ho appena finito di leggere l’articolo di Rand Fishkin su Moz.com e del Taglierbe Davide Pozzi circa la verità ai tempi di Google.

Rand sostiene, e penso correttamente, che il branding, di per se non è un fattore di posizionamento. Di per se effettivamente non lo è: lo diventa quando Google, ragionando per approsimazione, inizia a premiare i contenuti che ritiene verità assolute.

Se tante persone condividono qualcosa, allora è vero. Il potere della condivisione è enorme!

A ben vedere se molti utenti cercano Nike e condividono Nike, implicitamente i contenuti che la stezza azienda pubblica possono diventare una realtà assoluta. Quindi il brand è fattore di posizionamento? Credo di si. Penso sia utile allargare il ragionamento per capire come ragiona Google.

Come “ragiona” Google?

Google, in realtà,è un insieme algoritmi, e come dice gualcuno, non è altro che un foglio excel molto elaborato. Di per se non dotato della capacità di ragionamento propria, per “capire” determinati concetti si affida a confronti continui.
Allora come fa Google a capire se un fatto è giusto o sbagliato? Se una cosa è bella o brutta? Se un fatto è vero o falso? Si basa su un “ragionamentto” piuttosto semplice e nel contempo piuttosto corretto. Se tante persone guardando una determinata pagina e la condividono, probabilmente vuol dire che che i contenuti che mostra sono di valore e sono verità. In altre parole Google esegue una serie di confronti di popolarità per determinare quali contenuti sono veri e quali sono sbagliati. Se una determinata pagina viene molto condivisa e ha molti commenti probabilmente esprime un concetto vero. Se tante persone seguono un determinato sito probabilmente i contenuti che riporta sono corretti e veri. Di conseguenza vengono premiati nella serp.
Allargando il ragionamento e mixandolo con quello di Davide Pozzi però non sempre i contenuti che hanno più traffico sono corretti e quindi vanno premiati.

Verità assolute o relative?

Estendo ancora il discorso: quando una verità lo è in senso assoluto e quando in senso relativo? E’ molto semplice. Parlando di concetti astratti non abbiamo verità assolute. Se per esempio parliamo di concetti quali la bellezza, la simpatia, l’intelligenza, abbiamo delle verità relative, non assolute. Semplifichiamo il discorso: la bellezza oltre al fatto che è soggettiva, è anche un concetto relativo al periodo storico che prendiamo in oggetto. I primi del ‘900, periodo in cui la fame e la miseria erano domininanti, il concetto di bellezza femminile di bellezza era rappresentato da donne in carne, modelli che contrastavano e volevano combattere la fame e il degrado. Attualmente, un periodo in cui il fitness e lo star bene stanno prendendo il sopravvendo su tutto, la rappresentazione della donna bella o piacevole, è la donna lungilinea, in contrasto con il modello del primo 900.
E’ evidente quindi, per i concetti astratti, definire verità assolute. Molto spesso sono verità soggettive.

Google, essendo una macchina, non riesce a fare questo tipo di distinzione: fa quindi una sereie di confronti per capire quali possono verità assolute e quali relative. Se tante pensone cliccano questo sito a fronte di una determinata ricerca, probabilmente sarà vero. E’ un tipo di ragionamento per approssimazione.

Tonno Coop

Qualche tempo fa un ragazzino, per fare uno scherzo di cattivo gusto, fece una foto ad un prodotto Coop in un supermercato e come didascalia scrisse che era stato pescato a Fukushima. La foto pubblicata ebbe una tale rilevanza che circa 160.000 persone condivisero questa foto. Non c’è bisogno di dire che il danno per Coop fu enorme. Google, essendo una macchina non dotata di ragionamento proprio, usando la logica della comparazione, vedendo questa grande numero di condivisioni, la inserì nella sua serp. Ancora adesso se cerchiamo “tonno coop” su google ci suggerisce “tonno coop contaminato”.Questo avviene perchè google si fida più delle condivisioni, quindi delle opinioni, che non dei fatti reali.

Il potere della condivisione è enorme!!!

Scie chimiche

Altro esempio è quello delle scie chimiche. Esistono? non esistono? non sta a me dirlo. L’aspetto della ricerca però è interessante. E’ un argomento di cui se ne è parlato tanto. Molti sono gli utenti che hanno giudicato vera la notizia iniziando a condividere con tanto di filmati e foto. Inizialmente, ancheGoogle lo diede come verità assoluta premiando tutti quei siti che davano foto o contenuti di valore sull’argomento. Ora sempre che l’argomento sia scemando e anche nelle ricerche di google, alla query: “scie chimiche” il suggerimento è “scie chimiche bufala”.

Al tempo di Google sembra che le verità siano scandite dalle condivisioni che non da approci culturali reali. Forse sta succedendo quello che succedeva qualche anno fa con la tv:

“lo dice la tv, quindi è vero”.

Per le prossime generazioni, sarà
“lo dice internet, quindi è vero!”  oppure “lo dice Facebook, quindi è vero!”